bicidimont

Trailbuilding

A fine agosto durante un lungo giro in Val di Casies, dopo la salita al Gsieser Törl da San Martino, nella discesa verso Mariahilf, mai tentata prima di allra, mi sarei aspettato di tutto, del tipo sentiero “pacco”, mulattiera monotona, stradina asfaltata appena costruita per rovinarmi il gusto della discesa, tranne che trovare una freccia con la scritta “biker” dipinta su un sasso al bivio tra due sentieri: anche se la direzione era un altra rispetto a quella da seguire potevo forse ignorare un simile invitante e decisamente insolito messaggio? Certo che no, e cosí facendo ho avuto la fortuna di scendere il più bel single track dell’anno, perchè quello era veramente un vecchio sentiero, di quelli per intenderci segnati sulle cartine Tabacco con le linee tratteggiate in nero, risistemato a dovere per le mtb, cioè pulito dai sassi mobili, dall’erba e dai licheni viscidi sulle radici, lisciato a dovere nei tratti pianeggianti, e trasformato così in un single track da sogno tutto da guidare, prima con un tratto a brevi saliscendi su grosse radici fino alla Blindisalm, poi bello ripido nel bosco fino a Mariahilf con massi da saltare, piccole sponde naturali e slalom tra gli alberi, quello che tutti vorremmo trovare la domenica dopo una settimana di lavoro e un paio d’ore di salita, se vogliamo un lavoro anche quello.
Dopo un esperienza cosí ci si domanda come mai vediamo sulle riviste americane ed inglesi tutti quei sentieri lisciati come piste di biliardo, anche fra le modeste colline britanniche, addiririttura costruiti da zero, trailbuilding appunto, e noi che abbiamo le Alpi e un numero impressionante di mulattiere e sentieri in disuso, abbandonati o franati, non siamo capaci di dargli una bella risistemata e convertirli in percorsi per mtb, non intendo le piste da dh servite da impianti, ma precisamente itinerari da raggiungere pedalando in salita per poi scatenarsi in sicurezza in discesa, una specie di freeride ecocompatibile.
Al momento per noi biker friulani non resta che sognare ad occhi aperti, dopotutto non costa nulla. Nella seconda foto qui sotto tratta dalla rivista inglese Mountain Bike Rider ecco come si presenta invece un bike centre britannico.

Questa voce è stata pubblicata il 3 ottobre 2010 alle 23:11 ed è archiviata in mtb. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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